Caso Allegri-Bonucci: una lezione di psicologia dello sport

Quante volte, nei settori giovanili come nelle prime squadre, ho visto allenatori e società soprassedere a violazioni del regolamento interno al gruppo, a mancanze di rispetto, al disimpegno negli allenamenti di alcuni giocatori. Tutto questo per schierare la formazione titolare, gli undici in grado di dare maggiori garanzie per raggiungere il risultato. Ho visto ragazzi di 14/15 anni giocare senza andare a scuola, adulti partire titolari dopo aver mandato a stendere l’allenatore, alzato le mani a un compagno di squadra o dopo aver passato pomeriggi interi a rilassarsi sul lettino del massaggiatore mentre gli altri sudavano in campo. Silenziosamente in molti spogliatoi passava questo messaggio “Sei forte? Giochi!…tutto il resto non importa, importa vincere!

Ma è davvero un messaggio vincente?

Inevitabilmente questo tipo di messaggio, come ogni altra comunicazione, porta con sé delle conseguenze e si ripercuote sulla mente dei giocatori e sul clima all’interno del gruppo:

– pone le basi per il diffondersi di malumori in chi si trova seduto a dover tifare compagni che hanno tradito i valori della squadra

– mette in serio dubbio la credibilità della società e dell’allenatore, che si trovano a dover fare i conti con la sfiducia di alcuni giocatori

– alimenta il protagonismo individuale a discapito della forza del gruppo

– demoralizza chi aspetta l’occasione per giocarsi una chance da titolare

Si può aspirare a vincere con questi sentimenti che serpeggiano nello spogliatoio?

mental trainingIl caso Allegri-Bonucci

In queste ore sta facendo discutere la notizia che Massimiliano Allegri dopo essersi auto-multato per gli insulti rivolti al proprio giocatore, in accordo con la società, ha deciso di escludere per motivi disciplinari Leonardo Bonucci dalla partita contro il Porto. È una scelta coraggiosa in un ottavo di finale di Champions League. In una sfida senza grandi margini di errore, dove sono in gioco preziosi obiettivi ed enormi introiti economici, l’allenatore decide di privarsi del suo leader tecnico e carismatico del reparto difensivo. Bonucci per certi versi è insostituibile, nessuno degli altri difensori a disposizione del tecnico garantisce le sue caratteristiche: visione di gioco e impostazione della manovra. Eppure Allegri e la Juventus non torneranno sui loro passi, stasera Bonucci si siederà in tribuna, tifando i proprio compagni.

Cosa può comportare a livello psicologico questa decisione?

Con questa decisione Allegri sta ristabilendo le gerarchie all’interno dello spogliatoio. Il rispetto dei ruoli all’interno della squadra, infatti, rischiava di saltare proprio in questo momento cruciale della stagione, considerati anche i precedenti gesti di Dybala e Lichtsteiner. Ma non è tutto qui…Allegri sta infondendo allo spogliatoio, se mai ce ne fosse ancora bisogno, un’ulteriore dose di fiducia e autostima. È come se stesse dicendo “Io credo in ognuno di voi e ritengo che la nostra squadra sia superiore al Porto a prescindere da chi scenda in campo”. Sta sottolineando che solo attraverso l’unione e il rispetto si potrà sperare di arrivare all’obiettivo finale.  Sta dando insomma una lezione di psicologia sportiva, insegnando in modo esemplare come gestire situazioni relazionali critiche e le grandi pressioni che ruotano intorno a certe competizioni. Allegri, appoggiato dalla dirigenza e dalla professionalità dei giocatori che hanno compreso e accettato la decisione, si è preso una grande responsabilità, esponendosi al rischio di una bordata di critiche qualora la Juventus non dovesse passare il turno. Credo abbia fatto la scelta più sensata e con le maggiori probabilità di raccogliere frutti in futuro. Tutto ciò non basta ad assicurare il risultato finale, perché come sappiamo questo dipende da una moltitudine di fattori, ma possiamo dire che questo pezzo di lavoro è stato gestito con grande coraggio e intelligenza.

Alla Juventus vincere è l’unica cosa che conta e riescono a prendere questo tipo di decisioni perché sanno che è anche così che si portano a casa gli scudetti e le coppe.

Come mai spesso non si riesce a farlo nelle scuole calcio, nei settori giovanili e nella categorie dilettantistiche?

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Dott. Mattia Marrone – tel. 3490805187

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